Le 10 opere più famose di Andrea Mantegna

Recensioni, storia, curiosità e in quali città si trovano le dieci opere più belle di Andrea Mantegna.

Orazione nell'orto, Andrea Mantegna
Foto di Wikipedia

Andrea Mantegna nacque a Isole di Carturo nel  1431 e iniziò giovanissimo a dedicarsi alla pittura fin dal suo apprendistato presso Squarcione a Padova. Per  il suo stile originale, classico, vivace ed energico, divenne  uno dei maggiori rappresentanti del Rinascimento dell’Italia settentrionale. Realizzò numerosi capolavori, dagli affreschi degli Eremitani a Padova, alla splendida Pala di San Zeno, alla spettacolare Camera degli sposi a Mantova, fino alle raffinate allegorie per Isabella d’Este. Dopo aver trascorso buona parte della sua vita al servizio dei Gonzaga, morì a Mantova 1506.

1. Orazione nell'orto. 1455. Londra, National Gallery

L’episodio evangelico della preghiera di Cristo nell’orto di Getsemani viene ambientato in un aspro paesaggio desertico  pieno di rocce. Il senso di desolazione  dell’ambiente naturale preannuncia la tragica cattura di Gesù. In primo piano gli apostoli immersi nel sonno contrastano con la concitazione degli sbirri in arrivo dietro alla svolta della strada.

2. San Marco. 1450.  Francoforte sul Meno, Staedelsches Kunstinstitut

Il San Marco di Francoforte è uno dei primi dipinti conosciuti di Andrea Mantegna. Particolarmente coinvolgente la cura dei dettagli e la costruzione dello spazio prospettico con l’espediente degli oggetti che fuoriescono dal davanzale a cui il santo evangelista  si appoggia.

I pappagalli e i colori rosso bianco e verde sono simboli araldici della famiglia Gonzaga.

Madonna della Vittoria, Andrea Mantegna
Foto di Wikipedia

3. Madonna della vittoria. 1496. Parigi, Louvre

La grande pala rappresenta il ringraziamento alla Madonna per la vittoria conseguita a Fornovo da Francesco II  Gonzaga sulle truppe francesi di Carlo VIII. Sotto un pergolato ricchissimo di fiori e frutti il marchese Francesco II è inginocchiato presso il trono della Madonna. I pappagalli e i colori rosso bianco e verde sono simboli araldici della famiglia Gonzaga.

4. Affreschi della cappella Ovetari. 1449-56  Padova, Chiesa degli Eremitani

Gli affreschi della Cappella Ovetari sanciscono il riconoscimento e l’autonomia di Mantegna negli anni del suo esordio artistico. La carica drammatica delle scene è resa spettacolare dall’azione dei numerosi personaggi e dall’effetto scenografico degli scorci prospettici.

La scena sacra, vista attraverso una finestra.

Presentazione al tempio, Andrea Mantegna
Foto di Wikipedia

5. Presentazione al tempio. 1465-66. Berlino, Staatliche Museen

Nell’originale composizione la scena sacra, vista attraverso una finestra è ispirata alle antiche lapidi romane. L’oscurità dello sfondo sottolinea l’intonazione drammatica, le intense espressioni dei personaggi e si contrappone alla luminosità del primo piano. Sullo sfondo la donna velata è il ritratto di Nicolosia, la moglie del pittore.

6. Polittico di San Luca. 1453-54. Milano, Piacoteca di Brera

Uno dei più belli tra i polittici quattrocenteschi e senz’altro il Polittico di San Luca, dove il Mantegna ha saputo cogliere con grande profondità la dimensione psicologica di questi santi, immersi nelle loro letture e riflessioni. Indimenticabile è la figura di San Luca impegnato a scrivere il Vangelo  allo scrittoio sotto al quale ha appoggiato i suoi strumenti di lavoro.

7. San Giorgio. 1467. Venezia, Galleria dell'Accademia

Il santo cavaliere che secondo la leggenda avrebbe ucciso il drago è uno dei personaggi sacri più rappresentati nel ‘400. Mantegna lo interpreta come un giovane soldato in armatura che ha trascinato la sua vittima sulla soglia di una porta e un paesaggio collinare alle spalle. La lancia spezzata indica la violenza della lotta appena avvenuta.

Sullo sfondo la parete si apre su uno straordinario e luminoso paesaggio con la veduta del lago e del ponte del castello di Mantova.

Morte della Vergine, Andrea Mantegna
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8. La morte della Madonna. 1461. Madrid, Prado

L’opera faceva parte della decorazione della Cappella del castello di San Giorgio, voluta da Ludovico Gonzaga. La scena si sviluppa in profondità, con gli apostoli raccolti nella veglia funebre disposti prospetticamente su due ali verso il rito che si svolge in secondo piano. Sullo sfondo la parete  si apre su uno straordinario e luminoso paesaggio con la veduta del lago e del ponte del castello di Mantova.

9. Pala di San Zeno. 1456. Verona, Chiesa di San Zeno

La Pala di San Zeno è il capolavoro che apre la fase della maturità artistica di Andrea Mantegna. Riprendendo l’impianto del trittico gotico, l’artista crea attraverso l’illusione prospettica una loggia classica, in cui si riuniscono la Madonna in trono con il Bambino e otto santi. La composizione è vivacizzata dei colori brillanti e luminosi.

10. Camera degli sposi. 1465-1474. Mantova, Palazzo Ducale

Nel celebre capolavoro  di Mantegna architettura e pittura si fondono in un insieme perfettamente armonico. La spettacolare costruzione prospettica coinvolge lo spettatore con l’impressione di trovarsi in un arioso loggiato classico aperto verso l’esterno. Sul soffitto si apre l’indimenticabile scorcio con i putti che giocano sulla balaustra.

11. Cristo morto. 1475-1478. Milano, Pinacoteca di Brera

E' uno dei più celebri dipinti di Andrea Mantegna, tempera su tela, l'opera è famosa per il vertiginoso scorcio prospettico della figura del Cristo disteso, che ha la particolarità di "seguire" lo spettatore che ne fissi i piedi scorrendo davanti al quadro stesso.

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