Le 10 opere più famose di Piero della Francesca

Recensioni, storia, curiosità e in quali città si trovano le dieci opere più belle di Piero della Francesca.

Battesimo di Cristo, Piero della Francesca.
Foto di Wikipedia

Nato tra il 1410 e il 1420 a Borgo San Sepolcro, fu allievo di Domenico Veneziano. Molto importante è stato il soggiorno ad Urbino, alla corte di Federico da Montefeltro e i viaggi a Rimini, a Roma, ad Arezzo. Nell'ultima parte della sua vita, abbandonò la pittura per dedicarsi a studi scientifici e filosofici, scrivendo trattati di prospettiva e di matematica. Morì  nel 1492. Caratteristiche del suo stile sono le composizioni geometriche e razionali, forme essenziali e plastiche, figure statuarie,  colori  luminosi.

1. Battesimo di Cristo. 1440-60. Londra, National Gallery

Il Battesimo di Cristo, opera giovanile di Piero della Francesca è una pala d'altare dipinta a tempera su tavola lignea. I colori imbevuti di luce, la perfezione geometrica delle forme e della prospettiva, l'equilibrio e il senso di eternità trasmesso dalla scena, ne fanno uno dei  più celebri capolavori del Rinascimento italiano. Particolarmente interessanti sono i  riferimenti simbolici presenti  nel  dipinto: la luce,  indice dell'onnipotenza divina, i tre angeli, allusivi alla Trinità, la colomba simbolo dello Spirito Santo.

2. Natività. 1470 ca. Londra, National Gallery

La Natività di Piero della Francesca è una delle opere che testimoniano l'ultimo periodo di attività dell'artista rinascimentale. Sia nell'iconografia che nel timbro generale si possono riconoscere gli importanti contatti con la pittura fiamminga che Piero aveva mantenuto nel periodo trascorso alla corte urbinate di Federico da Montefeltro.

Nonostante le piccole dimensioni, è uno dei più famosi ritratti del Quattrocento.

Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Piero della Francesca
Foto di Wikipedia

3. Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta. 1451. Parigi, Louvre

Nonostante le piccole dimensioni, il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta è uno dei più famosi ritratti del Quattrocento. L'opera, eseguita a tempera su tavola lignea, servì come modello per l'affresco di Sigismondo Malatesta e San Sigismondo del Tempio Malatestiano di Rimini. L'elevata qualità del dipinto è dovuta alla perfetta resa dei volumi e dalla pienezza dei colori, valorizzati dai raffinati giochi di luce.
 
4. Flagellazione 1445-50. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

Dipinta con sapienza prospettica straordinaria e senza preparazione grafica, la piccola tavoletta di Urbino è un capolavoro che racchiude in sé l’essenza dei fondamentali aspetti del Quattrocento italiano. Notevole nella composizione  perfettamente equilibrata è la contrapposizione tra le solenni figure in primo piano e lo sviluppo spaziale delle architetture.

La straordinaria forza magnetica della figura rude e monumentale del Cristo Risorto.

Resurrezione, Piero della Francesca.
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5. Resurrezione di Cristo 1467-68.  Sansepolcro, Arezzo, Museo Civico

L’affresco, staccato forse quando il pittore era ancora in vita, colpisce per la straordinaria forza magnetica della figura rude e monumentale del Cristo Risorto, in contrasto con l’abbandono  al sonno dei soldati. L’opera allude ad una triplice  allegoria: il passaggio dall’inverno alla primavera , dalla notte al giorno e dalla morte alla vita eterna.
Secondo la tradizione, il soldato addormentato con la testa appoggiata al sarcofago avrebbe il volto dell’artista.

6. Sigismondo Malatesta e San Sigismondo 1451. Rimini, Tempio Malatestiano

In una composizione perfettamente bilanciata, il signore di Rimini è effigiato al cospetto del suo patrono San Sigismondo come in una resa di omaggio feudale. L’opera,  di carattere celebrativo, funziona come un’insegna araldica, sono infatti presenti: lo stemma di famiglia, il castello nel tondo a destra e i due levrieri in primo piano, simbolo di fedeltà.

7. Storie della vera Croce. Ciclo di affreschi. 1452-1466. Arezzo, Chiesa di San Francesco

Uno dei più celebri cicli pittorici del ‘400, gli spettacolari affreschi con la Storia della vera Croce riprendono la leggenda medievale della Croce di Cristo in una serie di coinvolgenti  scene in cui si alternano battaglie, cerimonie regali  e riti solenni. Figure, animali e architetture si inseriscono in composizioni misurate e razionali, esaltate dalla luce e dal colore.

Straordinarie prospettive.

Polittico di Sant'Antonio, Piero della Francesca
Foto di Wikipedia

8. Polittico di Sant’Antonio (1460-70) Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria.

Lo spazio mentale e simbolico delle straordinarie prospettive di Piero della Francesca è pienamente rappresentato nel  polittico di Sant’Antonio. Allo spazio aperto e infinito dell’intensa Annunciazione dipinta sulla cimasa si contrappone lo spazio chiuso della Madonna e santi del registro centrale. Nella predella  le tre scene illustrano alcuni miracoli riferiti ai santi effigiati al centro.

9. Ritratti di Federico da Montefeltro e Battista Sforza. 1465. Firenze, Uffizi

Le due piccole tavole, richieste da Federico da Montefeltro, duca di Urbino per le sue stanze private, sono dipinte su entrambi i lati. Sul lato anteriore mostrano i ritratti di profilo di Federico da Montefeltro e della moglie Battista Sforza. I dipinti formavano un dittico, collegato da una cerniera centrale e richiudibile a libro.

10. Sacra conversazione. 1470-75. Milano, Pinacoteca di Brera

Realizzata per Federico da Montefeltro, ritratto in primo piano, la Pala di Brera è uno dei capolavori dipinti da Piero della Francesca durante la sua permanenza alla corte del Duca di Urbino. Nella perfetta costruzione prospettica  i volumi dei personaggi si dispongono nello spazio ad emiciclo, richiamando la forma dell’abside.

11. Madonna del Parto. 1460 ca. Monterchi, Arezzo, Cappella del Cimitero

Dedicata dall’artista alla memoria della propria madre, la pala della Madonna del Parto è una delle più intense riflessioni sul mistero della vita che nasce.  La figura della Madonna, resa monumentale dai volumi ampi della veste, è umanissima nella sua espressione assorta e molto vera nei gesti tipici delle donne in gravidanza. L’opera è particolarmente  legata alla religiosità popolare e secondo la tradizione protegge le gestanti.

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